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Microeolico: il parente povero delle energie rinnovabili?
1 luglio 2010

Per impianti microeolici s'intendono le installazioni di produzione di energia elettrica la cui potenza complessiva non superi i 20 kW. Questa classificazione è fissata dal D.M. 18/12/2008, che stabilisce che fino alla suddetta soglia di potenza gli impianti possono beneficiare delle agevolazioni previste dalla Legge in quanto a semplificazione delle procedure. Pur trattandosi di un limite stabilito arbitrariamente, l'introduzione del concetto è il primo passo avanti verso un razionale utilizzo delle risorse. Con il suddetto Decreto l'Italia è infatti diventata l'unico Paese europeo in cui finalmente le famiglie e i privati cittadini possono finalmente scambiare energia con la rete elettrica, senza bisogno di essere iscritti ai registri di produttori d'energia ne di contabilità ad hoc. Si tratta di un piccolo passo in avanti, ma comunque la strada verso la democratizzazione dell'energia è ancora tutta da costruire.
Con questo articolo intendiamo dare il nostro piccolo contributo per far luce su un tema spesso tralasciato, in quanto non rientra nell'interesse delle grandi multinazionali. Risulta però paradossale che non interessi neanche le alte sfere della politica, in quanto il vento sfruttato su piccola scala sarebbe la più democratica delle fonti d'energia. Infatti, non richiede di tecnologie particolarmente evolute (con un po' di abilità un aerogeneratore si può anche costruire nel garage di casa), né materiali strategici (bastano ferro, rame, legno e un po' di plastica), né grandi investimenti (il costo di un sistema microeolico , se il mercato fosse meno speculativo, sarebbe molto inferiore a quello di un sistema fotovoltaico di pari potenza), né speciale manutenzione (nel Mondo ci sono piccoli aerogeneratori e mulini per pompaggio d'acqua che funzionano da almeno 50 anni , anche in condizioni estreme come quelle delle basi antartiche). Da un punto di vista macroeconomico, la maggior diffusione dell'energia microeolica consentirebbe l'indipendenza tecnologica del Paese (avete mai considerato quanti milioni di Euro paga l'Italia in concetto di royalties alla Germania, Cina, Giappone e USA per le diverse tecnologie fotovoltaiche?) . Non va sottovalutato un altro aspetto molto importante dal punto di vista geopolitico: l'indipendenza energetica. In tempi di grande instabilità politica nei Paesi fornitori dei combustibili fossili come quelli che viviamo, poter contare con una capacità di autoproduzione di energia significa una sicurezza in più di fronti a blackout causati da atti terroristici, guerre o altre catastrofi. Inoltre si risparmierebbero parecchi milioni di euro nella costruzione e potenziamento di linee e sottostazioni (a vantaggio ulteriore delle famiglie per riduzione degli oneri di gestione rete che l'ENEL ci carica in bolletta), perché il vento non richiede di sistemi di distribuzione.
Purtroppo , malgrado le buone intenzioni contenute nel Decreto summenzionato, ci sono elementi che dimostrano una certa distorsione dei concetti. In certo senso si tratta delle consuetudini progettuali "prese in prestito" dalla tecnologia dei sistemi fotovoltaici, che non hanno niente a che vedere con la tecnologia eolica.
Iniziamo con la definizione. Dentro della classificazione "microeolico" ci sono tre sottocategorie:
- Gli aerogeneratori con diametro non superiore a 1,5 m, che sono esenti dall'obbligo di DIA (dichiarazione inizio attività) ai sensi del D.L. 30/05/2007 n.115.
Non si capisce con quale criterio sia stato definito questo limite, in quanto un aerogeneratore ad asse orizzontale di questo diametro risulta comparativamente più rumoroso di uno più grande, e con le condizioni di vento prevalenti in Italia raggiungerà poco più di 50 W, quindi è escluso dalle agevolazioni perché il D.M.18/12/2008 stabilisce un limite inferiore di 1 kW per poter collegarsi in parallelo con la rete. E cosa succede con i generatori ad asse verticale? Il Decreto in questione non li menziona. Nemmeno stabilisce cosa succede se si decide di installare più turbine di 1,5 m di diametro. - Gli impianti di potenza inferiore a 3 kW, ai sensi della Legge Regionale FVG 16 del 05/12/2008 , sono considerati "compatibili con gli strumenti urbanistici qualora non siano espressamente vietati". In pratica, sono esenti di valutazione impatto ambientale (VIA). Questa norma, che sarebbe da applaudire per razionalità, apre però la porta a contenziosi con i Comuni. Infatti, la stessa non fa riferimento alcuno alle dimensioni ne alla tipologia della macchina, e lascia la possibilità ai Comuni di orientarsi per il proibizionismo dichiarando "non compatibili" impianti di qualsiasi potenza, in base alle loroi dimensioni . Sebbene il limite dei 3 kW sia un chiaro segnale di agevolazione alle famiglie, la Legge Regionale non stabilisce con quali parametri di ventosità debba raggiungersi detta potenza (ricordiamo che la potenza erogata da una turbina eolica varia con il cubo della velocità del vento). Su una base prettamente tecnica, con i venti abituali nella Regione la turbina in questione dovrebbe avere un diametro superiore ai 10 m. La Legge Regionale non stabilisce neanche se sia possibile realizzare un impianto da 3 kW adoperando più turbine piccole invece di una grande.
- Gli impianti di potenza fino a 6 kW, secondo la normativa tecnica dell'ENEL, possono essere anche di tipo monofase. Questo in pratica rappresenta un'agevolazione in quanto l'inverter per collegamento alla rete risulta più economico. Nonostante, nessuna Legge fa riferimento ai 6 kW (in Friuli sarebbe necessario ricorrere ad un professionista per realizzare una VIA per una potenza tutto sommato così infima). Pertanto è un'agevolazione teorica.
Un'altra distorsione proveniente dal fotovoltaico, nella quale incappano non solo i legislatori, ma anche molti tecnici che redigono i piani e le politiche territoriali, è quella di voler estimare il potenziale eolico in base alle mappe o atlanti. Infatti, sebbene per il fotovoltaico sia tutto sommato abbastanza valido estimare la produttività sulla base delle misure di radiazione solare annua riportate su carte geografiche , per l'eolico questo non ha alcun senso per tre motivi:
a) La potenza di una macchina eolica dipende dal cubo della velocità del vento (che a sua volta varia con la quota e le caratteristiche dell'orografia circostante il punto di rilevamento), e in minor misura dalla temperatura e pressione dell'aria. La potenza di un impianto calcolata con il cubo della media (ricavata dall'atlante) non è un valore reale perché il cubo della media non è uguale alla media dei cubi.
b) La velocità media aritmetica coincide con la velocità più probabile in un universo statistico di tipo gaussiano (curva a forma di campana simmetrica). Ma il vento presenta sempre delle distribuzioni probabilistiche di velocità che rispondono alla legge de Weibull (in pratica la forma della campana statistica è asimmetrica).
c) La velocità del vento effettivamente misurata in un punto può essere molto diversa anche a distanza di poche centinaia di metri. Ciò non succede con l'energia solare in quanto la radiazione incidente è sostanzialmente la stessa nel punto di rilevamento e anche a distanza di decine di km dallo stesso.
Pertanto la validità delle mappe di radiazione solare è fuori discussione, mentre le mappe eoliche sono del tutto inutili ai fini della progettazione degli impianti microeolici. Sarebbe auspicabile l'elaborazione di mappe di "densità energetica eolica" invece delle attuali semplici medie annue di velocità.
Purtroppo il microeolico continua ad essere "il parente povero" delle energie rinnovabili . Non solo c'è tanta disinformazione, ma anche gli incentivi comportano palesemente due pesi e due misure, con un trattamento di favore per il fotovoltaico a scapito delle altre energie disponibili. Anche la possibilità di realizzare impianti ibridi (fotovoltaico + eolico + biogas o biomasse) non è contemplata e in pratica gli adempimenti amministrativi (due o più contatori, domande separate, ecc.) renderebbero improponibili queste soluzioni, che però sarebbero quelle ottimali dal punto di vista dell'investimento e del numero totale di ore di funzionamento.
Mario A. Rosato
m.rosato@sustainable-technologies.eu





















